LA CREATIVITA’ DEL SOGNO

PROPOSTA DI ALCUNE LINEE GUIDA PER LA SUA COMPRENSIONE
di Alberto Lampignano

Sappiamo quanta importanza Freud attribuisse al suo L’interpretazione dei sogniconsiderato il suo maggior contributo alla psicoanalisi. Pensava che i sogni, produzione inconsapevole dell’individuo, potessero aprire orizzonti inusitati alla comprensione delle dinamiche psichiche.  

Dopo Freud il sogno ha ricevuto un’attenzione particolare, tanto che il campo d’indagine ha registrato importanti revisioni. Per uno sguardo d’insieme riassuntivo sugli ultimi sviluppi si veda Migone (2006)  

Accennerò, in modo sintetico e per flash, a quei contributi post freudiani, che sembrano rispecchiare il mio modo di concepire e trattare l’attività onirica.     

Prima di parlare del sogno faccio un breve accenno al sonno, che solitamente è la culla del sogno. 

Borges (1981, p. 1217) ne “Il sogno” illumina lo scenario onirico con sventagliate poetiche che creano un cosmo che potrebbe essere di per sé esaustivo, se non fosse quasi un buco nero semantico, che abbisogna di essere spiegato e ricreato, come in qualche modo questo scritto si propone: 

 La notte impone a noi la sua fatica/ magica. Disfare l’universo,/le ramificazioni senza fine/di effetti e di cause, che si perdono/in quell’abisso senza fondo, il tempo./La notte vuole che stanotte oblii/il tuo nome, i tuoi avi e il tuo sangue,/ogni parola umana e ogni lacrima,/ciò che poté insegnarti la tua veglia,/l’illusorio punto dei geometri,/la linea, il piano, il cubo, la piramide,/il cilindro, la sfera, il mare, le onde,/la guancia sul cuscino, la freschezza/ del lenzuolo nuovo …/gli imperi, i Cesari e Shakespeare/e, ancora più difficile, ciò che ami.  

 

Il sonno “disfa”, come dice Borges, decostruisce i nessi di causa ed effetto, fa dimenticare ciò che ci sta a cuore, ciò che occupa solitamente i nostri pensieri – che sono spesso cose astratte o illusorie, come il punto la linea ecc. – ci fa dimenticare le gioie e i dolori, le nostre conoscenze, le nostre certezze, ciò che siamo e dove siamo, il potere, la cultura, addirittura i nostri amori. Tutto.  Questo ci può dire perché a volte abbiamo difficoltà a prendere sonno, a causa di questo congedo totale con il nostro mondo. 

In questo drammatico vuoto, opera del sonno, si crea il sogno. E cosa fa il sogno di fronte a quest’opera di destrutturazione e di annullamento?  

Sempre Borges in una poesia di qualche anno prima, sempre intitolata “Il sogno” nell’opera La rosa profonda (1975, p. 667) afferma: 

Quando gli orologi di mezzanotte doneranno/Un tempo generoso,/Andrò più lontano dei voganti di Ulisse/Nella regione del sogno, inaccessibile/ Alla memoria umana./ In quella regione sommersa recupero reperti/ Che non riesco ancora a comprendere:/ Erbe di semplice botanica,/Animali un po’ diversi,/ Dialoghi con i morti,/ Volti che in realtà sono maschere,/Parole di linguaggi molto antichi/ E a volte un orrore incomparabile/Con quello che può darci il giorno./Sarò tutti o nessuno. Sarò l’altro/ Che senza saperlo sono, che ha guardato/ Quell’altro sogno, mia veglia. La giudica,/Rassegnato e sorridente. 

I poeti, è proprio vero, come ha sostenuto ripetutamente Freud, sanno spesso dell’anima umana più degli psicoanalisti. Borges sostiene che il tempo che ci dona il sogno è un tempo generoso, che elargisce cose preziose, perché non si possono ottenere con nessuna altra facoltà umana, neppure con la memoria, ma solo con il sogno, sognando appunto. La prima cosa che fa il sogno è di portarci lontano, più lontano di dove è riuscito ad arrivare Ulisse. E nel sogno c’è di tutto, cose ordinarie e cose eccezionali, come il dialogo con i morti. E lì è possibile recuperare parti di sé, altrimenti inaccessibili, che parlano di noi, anche se sono spesso incomprensibili a noi stessi, anche ai più profondi e acuti tra gli uomini, perché tutto risulta mascherato, spesso incomprensibile. Il sogno ci coglie nelle profondità più riposte, inattingibile al pensiero cosciente. Ci fa provare orrori, incubi, così intensi che sono incomparabili con i terrori del giorno. Ciò che è ancora più straordinario è che nel sogno io sono un altro, senza sapere di esserlo e senza riuscire a scoprirlo. Il sogno offre una visuale sulla nostra vita più veritiera. La nostra vita da svegli, contrariamente a ciò che crediamoè spesso un altro sogno. Sì, la vita è sogno, come già affermava secoli fa Calderòn de la Barca. Mentre il sogno, se lo sapessimo decifrare, ci sveglierebbe e potrebbe dire di noi qualcosa di più essenziale. E’ ciò che cerca di fare il trattamento analitico, cercando di farci acquisire aspetti di maggior autenticità del nostro essere, per vivere più appieno la nostra esistenza. 

Intendo proseguire l’esame sul sogno, per ora, con un altro compagno di viaggio che non è uno psicoanalista, ma che è stato un grande psicologo, senza averne il titolo: Nietzsche. Per capire la finezza e la profondità del filosofo, basti ricordare le parole del fondatore della psicoanalisi (1924, p.127), che sinceramente scrisse nella sua Autobiografia 

Ho letto Schopenhauer molto tardi nella mia vita, e per un lungo periodo di tempo ho evitato di leggere Nietzsche, l’altro filosofo, le cui intuizioni e scoperte coincidono spesso, in modo sorprendente, con i risultati faticosamente raggiunti dalla psicoanalisi; più che la priorità mi importava conservarmi libero da ogni influsso esterno.  

Freud, che era convinto di aver creato una nuova disciplina, meglio una nuova scienza, la psicoanalisi, riconosce che il filosofo tedesco ha raggiunto prima di lui scoperte sull’anima umana, che a lui e ai suoi collaboratori sono costate tante fatiche. La frase di Freud è sì un riconoscimento a quel grande genio di Nietzsche, ma nello stesso tempo non vuole attribuirgli grande (il giusto) valore, quando aggiunge una frase quanto meno bizzarra e da persona sprovveduta non degna della sua grandezza: più che la priorità mi importava conservarmi libero da ogni influsso esterno”. Come se l’ignoranza fosse la culla della creatività…!  

Già Nietzsche (1879, p.194 nell’edizione Oscar Mondadori)) aveva intuito la ricchezza del sogno rispetto alle nostre altre facoltà umane e lo dice in modo sintetico, come abbiamo visto aver fatto Borges, ossia i geni: 

i sogni parafrasano le nostre vicende, le nostre aspettative o relazioni con artistica arditezza e determinatezza, al punto che poi la mattina stupiamo noi stessi, se ci ricordiamo dei nostri sogni. Noi consumiamo nel sogno troppa arte e ne siamo perciò di giorno così poveri. 

Nietzsche parla di arte, come contributo peculiare del sogno. Anche Novalis (in Rodari, p.171) collega l’arte, più specificatamente la poesia, al sogno: sia la poesia che il sogno sono produttori di vita e di senso della vita stessa: 

Ogni poesia interrompe lo stato abituale, la quotidianità della vita – simile in questo al Sogno – allo scopo di rinnovarci, di mantenere sempre vivace in noi il senso stesso della vita”. 

Arte e poesia sono i talenti di cui l’uomo può vantarsi con buone ragioni di possedere, anche perché attraverso di esse costruisce la sua umanità e allevia le sue pene. Se nella vita cosciente pochi possiedono il genio creativo, nella condizione onirica tutti siamo artisti, tutti siamo poeti, non sempre naturalmente, e non sempre con capolavori conclamati. 

Proverò a presentare, per punti e in modo succinto, quegli aspetti del sogno che considero tra i più significativi, per cercare di comprendere le funzioni “poietiche” e i significati dell’attività onirica. 

1) Penso, come sostengono anche le neuroscienze, che il sogno rappresenti un lavoro benefico per la salute della psiche, sia che si intenda questo lavoro come pulizia delle scorie tossiche che vengono assorbite durante la veglia, sia che lo si intenda come elaborazione della materia sensorio-emozionale che viene sperimentata nella vita. Il sogno, come dice Novalis, cerca di rinnovarci. E il suo rinnovamento viene attuato con arte, come dice Nietzsche, ossia dispiegando le doti creative della persona. 

Ciò non mi fa dimenticare che ci possano essere sogni che svolgono una funzione di evacuazione (Bion, 1992, p. 73). Talvolta svolgono una tale funzione anche nello stato di veglia, quando ne vengono narrati molti durante una stessa seduta.  

2) Ritengo che il sonno e la veglia stiano in un reciproco rapporto: le funzioni oniriche possono atttivarsi durante lo stato di veglia, così come le esperienze consapevoli, da svegli, si coniugano e influenzano la creatività onirica. Non condivido più il pensiero freudiano riassunto nella frase: “Wo Es war, soll Ich werden” (1932, Lezione 31 di “Introduzione alla psicoanalisi” p. 190): “dove era l’Es, deve subentrare l’Io”. Anche ciò che è cosciente è bene che transiti, per essere rimodulato e rimodellato, nella nostra parte inconscia. E anche certi processi psicologici è bene che rimangano inconsci, in quanto per l’organizzazione psichica generale è opportuno che si strutturino processi impliciti, funzionali al benessere della persona, senza transitare per il cosciente cognitivo. Lo dice bene Bion (1992, p.62):  

 Io intendo che il materiale conscio deve venire sottoposto al lavoro-del-sogno per renderlo idoneo all’immagazzinamento ed alla selezione e idoneo alla trasformazione dalla posizione schizo-paranoidea a quella depressiva […] Freud rammenta che Aristotele sostiene che il sogno ‘è il modo in cui la nostra psiche lavora durante lo stato di sonno’: io dico che è il modo in cui funziona quando è sveglia.  

Il tema delle relazioni tra sogno e veglia è stato ampiamente sviluppato da Ferro in vari saggi, di cui segnaliamo quella che si può ritenere una sintesi del suo pensiero: Psicoanalisi oggi (2013). Ogdencome Ferro, si muove analogamente lungo il pensiero bioniano e afferma (2009, p. 9):  

Il sognare si verifica continuamente, sia durante il sonno che nella vita da svegli, quantunque noi abbiamo scarsa consapevolezza del nostro sognare mentre siamo svegli […] Il sognare […] non è un processo per cui si rende cosciente l’inconscio […] piuttosto si tratta di un processo per rendere il conscio inconscio (cioè rendere l’esperienza cosciente vissuta disponibile per i più ricchi processi di pensiero propri del lavoro psicologico inconscio). 

 Per Ogden la vita vissuta da svegli viene arricchita dal processo onirico. Ma l’analista americano si spinge ancora più oltre (2009, p.22):  

Io considero il sogno come la funzione psicologica più importante della mente; là dove c’è un inconscio ‘lavoro del sogno’ c’è un inconscio ‘lavoro di comprensione’.  

Per lui il sogno produce comprensione. E’ un mondo capovolto quello che prospetta Ogden. La comprensione non è più un processo logico-razionale consapevole, ma un processo che ha a che fare con un vissuto immaginifico-emozionale. La conclusione la trae Bion (1992, p.219):  

Ritengo che l’analista debba coltivare una sua capacità di sognare da sveglio e che questa capacità debba essere in qualche modo conciliabile con quella che normalmente consideriamo come l’attitudine al pensiero logico di tipo matematico.  

I due processi di pensiero devono in qualche modo dar vita a un’inseminazione reciproca, capace di rigenerare e ricreare i procedimenti logici consapevoli e insieme attribuire alla vita onirica un contributo di fluidità e ordine. 

3) Si sa che i sogni parlano quasi sempre in modo misterioso. Come è misteriosa la nostra essenza di uomini. Nessuno conosce veramente se stesso. Quindi il sogno va trattato come qualcosa che esprime la nostra più vera essenza, proprio perché misteriosa. Nello stesso tempo lo percepiamo come qualcosa di estraneo, di altro da noi, perché propone elementi della nostra persona a noi sconosciuti. Così come in certi momenti ci sentiamo profondamente in comunicazione con noi stessi, altre volte ci sentiamo quasi estranei, sia nella versione che non siamo in contatto con la complessità del nostro essere, sia che qualche parte a noi ignota preme per venire alla luce e cambiarci un poco la nostra identità. 

Freud parlava dell’”ombelico del sogno”, ossia, per dirla kantianamente, di quel noumeno che è inconoscibile al di là di tutti i tentativi interpretativi, del magma più o meno definito che è la nostra persona e che essi, i sogni, siano delle produzioni per elaborare quel magma emozionale e relazionale che l’individuo si trova a vivere nella sua vita e nella sua quotidianità. Il sogno ci parla di desideri, di difficoltà, di conflitti, di stati della mente, di messe in forma o di tentativi di messe in forma di stati somato-psichici. I suoi percorsi non sono sempre tracciabili, quindi non sono sempre comprensibili. E’ bene tenere presente questo aspetto misterioso, per non adagiarsi nell’illusione di sapere ciò che non sappiamo.  

4) Perciò il sogno non va di necessità sempre interpretato. Alcuni autori moderni non ritengono prioritario ricercare i significati del sogno. Petrella (2000, p. 39) afferma:  

Non bisogna cercare il senso ad ogni costo, nel sogno e in generale nelle comunicazioni d’ogni genere. Il senso è cioè un nostro bisogno.  

 

Altri trattano il sogno come occasione privilegiata per fare associazioni, fantasie, pensieri e sperimentare stati affettivi, per allargare il campo psichico. Cella (2003, p.71) propone come modalità produttiva nel processo analitico la “rinarrazione” del sogno 

mi sono trovata a lasciarmi andare alle suggestioni che il suo sogno evocava in me, rinarrandoglielo in modo interiormente libero e scoprendo sul momento ciò che il mio pensiero e il mio mondo interno andava creando in relazione a quel sogno. [E ancora:]La mia narrazione non ha a che fare con l’interpretazione di una storia passata, ma per lo più riguarda uno stato presente frutto di quella storia e della nostra storia insieme e uno stato nascente. 

 Quindi l’eventuale significato del sogno non si dà all’origine, ma durante il racconto del sogno. Ma ciò che più conta è che la misteriosità del sogno fa sì che la coppia analitica possa dare l’avvio a “uno stato nascente”, a “nuove visioni” anche della relazione analitica e non solo del mondo interno del paziente.   

 5) Ritengo che il sogno in analisi sia un messaggio che una componente (o più componenti) della persona (quella/e che sono attive durante il sonno) invia ad un’altra (o altre). Quindi è un messaggio intrapsichico. Già quest’aspetto era stato intuito e dichiarato già da Fairbairn (1952, p. 128 dell’ediz del 1992): 

Formulai sperimentalmente il concetto che tutte le figure che comparivano nei sogni rappresentavano parti della personalità del sognatore […], oppure identificazioni da parte dell’Io. Questo concetto fu ulteriormente sviluppato nel senso che i sogni sono essenzialmente non l’appagamento di desideri, ma la drammatizzazione o short (in senso cinematografico) di situazioni esistenti nella realtà interiore. 

Ma è anche un messaggio relazionale, intersoggettivo che riguarda l’analista e gli interlocutori significativamente importanti della vita e della storia del sognatore. Questa convinzione trae forza da un’altra convinzione che l’uomo è essenzialmente dialogo, ossia relazione. Resnik (1982, p. 58) lo sostiene chiaramente:   

Sognare è un modo di esprimersi e di comunicare con sé e con l’altro 

anche se nel sogno l’esprimersi è molto più complesso rispetto al linguaggio logico:   

“il messaggio del sogno non è mai monolitico, né univoco, ma sempre ambiguo e polisemico” (p. 81).  

Di Benedetto (2000, p. 178) sottolinea la povertà del linguaggio 

Non tutta l’esperienza psichica viene rappresenta con le parole. […] [Ogni essere umano] oltre a esprimersi vocalmente, danza e mima i suoi stati affettivi attraverso la postura, lo stile dei suoi movimenti, la mimica del viso. […] Il corpo confluisce nel linguaggio, costituendo sotto ogni discorso un pre-senso, denominato ‘significanza’. 

Quindi è importante anche il presenso e non solo il senso, come avviene in modo specifico nel sogno, come vengo a spiegare ora al punto 6. 

6) Da parte mia reputo importante sottolineare che il messaggio è espressione della totalità della persona nelle sue componenti somato-psichiche. Nel sogno spesso vengono rappresentati espressioni somatopsichiche, che non sempre si riescono a cogliere nell’interlocuzione consueta. Sono d’accordo con Ogden (2009, p. 25), quando afferma che una carente funzione onirica può provocare sia disturbi psichici, che fisici:   

l’esperienza che non può essere sognata rimane con l’individuo come un ‘sogno non sognato’ in forme come disturbo psicosomatico, psicosi scissa, stati anaffettivi, sacche di autismo, gravi perversioni e tossicodipendenza.  

A riprova di questa intuizione di Ogden riporto un breve brano clinico. 

Caso clinico 

Una paziente che ha avuto anni fa un tumore alla mammella, dopo i 5 anni considerati di sicurezza è stata colpita da un altro tumore al polmone, che sta curando con chemioterapia e farmaci sperimentali. Nei sogni che fa in questi mesi a me pare che la paziente stia attivando processi di riparazione, implicando molto chiaramente il suo corpo. Ecco un paio di sogni che illustrano questo processo somatopsichico elaborato nel contesto onirico e ovviamente anche nella relazione analitica 

Sogno 1: c’era una vecchia, vicina a una chiesa, che aveva invece degli occhi due palle di metallo. Grande impressione e anche paura. Ero con altre persone con le quali poi andiamo in giro per il paese. Dopo un po’ rincontriamo la donna che ha recuperato occhi normali. 

Sogno 2: Non so perché dovevo fare l’attrice in una città, dove ho lavorato parecchi anni fa e ho fatto delle belle esperienze lavorative e sentimentali (me le racconta, pur avendomene già parlato in passato). 

A me sembra che i due sogni narrino vicende emozionali molto sentite in questo momento, sia a livello personale che relazionale.  Il suo essere attrice rimanderebbe alla sua inveterata attitudine a rendersi con la gentilezza e la compiacenza ben accetta agli altri (ciò vale quasi indistintamente per tutti, quindi anche per l’analista). Però il contesto (la città dove deve fare l’attrice) appartiene a un passato in cui è riuscita ad esprimersi più liberamente. Compaiono già in questa location due aspetti “contraddittori”: uno legato agli automatismi di compiacenza, l’altro a una maggiore libertà.  

La donna che ha gli occhi di metallo dovrebbe rappresentare la sua persona, nelle sue componenti somatiche: le due palle di metallo rimandano, penso, al seno e ai due tumori di cui è stata ed è affetta. Inoltre va tenuto in conto che ha dovuto per due volte sostituire la protesi al seno (con una sostanza che viene sentita metallica nel sogno, nel senso di profondamente estranea alla materia organica)Suppongo anche che il sentirsi dentro di sé corpi così estranei come due palle metalliche possa esprimere una difficile identificazione alla madre, che aveva per una malattia contratta nell’infanzia seri problemi agli arti inferiori e di deambulazione. La presenza di una vecchia può essere dovuta al fatto che la paziente si sentiva vicina alla morte (il secondo tumore sa che è difficile da curare). La trasformazione della vecchia che recupera gli occhi normali avviene dopo che lei ha fatto un giro del paese con altre persone. E questo consesso sociale a me pare che rimandi all’esperienza dell’analisi, ad una esperienza condivisa e di ricerca (andare in giro). 

La seduta successiva porta questo sogno: ero in una stanza e c’era un grosso pitone che si avvolgeva intorno a me in due spire. Non avevo tanta paura, anche perché c’era un uomo che mi parlava e mi diceva di stare tranquilla che non c’era pericolo. Poi la scena cambia e dovevo passare per una finestra bassa, che sembrava un tunnel perché era alla fine di un muro molto spesso. Io strisciavo per uscire, ma non ce la facevo perché avevo paura di un rettile essiccato che pendeva sopra la mia testa.  

Durante la seduta mi racconta che con il suo capo invece che rodersi in dubbi rispetto a una sua azione, è andata a chiarirsi ed è stata bene. 

Il sogno potrebbe rappresentare ancora una realtà duale (prima due occhi, ora due spire). Nell’altro sogno è presente una sensazione di stupore e di spavento per una realtà altra, metallica, in questo sogno l’emozione riesce a darsi una forma: l’essere costretta, sentirsi soffocare. La messa in forma, per quanto di un’emozione sgradevole, minacciosa, avviene per la presenza di una figura protettiva che la rassicura (l’analista, ma anche la nuova figura interiorizzata di genitore capace). La sensazione sia di costrizione, di essere stretta in modo minaccioso si ripresenta nella figura del tunnel, come se la paziente avesse necessità di rimettere in forma ancora una volta ciò che non era riuscita in precedenza a fare. C’è comunque la volontà di uscire da una relazione potenzialmente mortale e comunque assai costrittiva, anche se il ricordo (l’angoscia) della minaccia antica (rettile essiccato che pende sulla testa), non è stato ancora sufficientemente elaborato. Ma possiamo pensare che il rettile vivo e quello essiccato possano rimandare ai due tumori (quello antico essiccato e quello attivo oggi), la cui minaccia angosciosa non le permette di abitare il suo corpo e la sua anima nelle loro molteplici dimensioni e in modo libero. 

7) Abbiamo sostenuto al punto (4) che il sogno non va sempre e comunque interpretato. Però quando si presentano le condizioni per cui l’interpretazione può essere utile, è fondamentale, come sostiene Nathan, la funzione dell’interprete. Nathan (2011, p.15afferma con decisione che nessun sognatore può interpretare i propri sogni, alla faccia di Freud, che ha costruito il suo capolavoro in buona parte sull’interpretazione dei propri sogni. Lo psicoanalista francese non si perita di dichiarare che chi interpreta il proprio sogno creerà un nuovo sogno.  Il sognatore è il produttore del sogno che chiede che vi sia un interprete, ossia un interlocutore. Il sogno ricordato è quindi un promotore di relazionalità. Porta a sostegno anche il Talmud (p. 145): “Tutti i sogni seguono la bocca (il sogno si realizza a seconda di chi lo interpreta)” Insomma l’interprete è più importante del sogno.  

Resnik dice qualcosa in più: (1982, p. 10) “L’interpretazione dei sogni è una maieutica, un’arte, un dialogo”.  

L’interprete, come sostiene Nathan (2011, p. 107): “costruisce uno scenario diverso da quello del sognatore”. Crea quindi nuovo simbolismo 

il sogno inventa nuove strutture, è instancabilmente creatore di mondi possibili […]. Dunque, l’interprete dei sogni è l’ostetrico dell’indomani. 

 Come il sogno rielabora i contenuti psichici per un maggior equilibrio e sviluppo, così l’interprete deve assecondare questo processo. Ed è un processo che guarda in avanti. Per questo Nathan insiste dicendo: 

Un’interpretazione non è mai una spiegazione! Essa deve, al contrario, predire ciò che accadrà al sognatore, e a lui soltanto” (p. 93). 

8) Partendo dall’importanza dell’interprete, personalmente vivo i sogni che mi vengono narrati in seduta secondo due grandi categorie: a) sogni che illustrano gli stati del Sé; b) sogni che parlano di un cambiamento e a volte lo anticipano. Anche se la distinzione è più formale che sostanziale. Infatti se si parla di cambiamento, si descrivono gli stati del Sé: quelli iniziali prima del cambiamento e quelli dopo il cambiamento; e viceversa. Zenone aveva intuito ciò: (in Plutarco, De profectibus in virtute, 12,82 F):  

Zenone pensava che, grazie ai suoi sogni, ognuno potesse avere coscienza dei progressi che faceva. Questi progressi sono reali se uno non si vede più vinto, in sogno, da qualche passione vergognosa, o consenziente ad alcunché di cattivo o ingiusto o persino nell’atto di farlo, ma se le facoltà di rappresentazione e di oggettività dell’anima, distese dalla ragione, risplendono come in un oceano diafano della serenità che nessun flutto viene a turbare. 

Ogden (2009, p.15): 

 Il sognatore pone in opera, nella sua interpretazione di una situazione emotiva in un sogno, i più primitivi e i più maturi aspetti di sé e, cosa importante, questi aspetti del sé parlano l’uno all’altro in un modo reciprocamente trasformativo. Ciò che noi sogniamo quando dormiamo è una riscoperta della nostra esperienza da svegli, ma riscoperta che non solo getta luce su tale esperienza vissuta, ma la trasforma in qualcosa di nuovo. 

Ferenczi S. (1934, p. 103): 

Ogni sogno, anche il più spiacevole, è un tentativo di dare a eventi traumatici una soluzione psichica migliore e di superarli meglio […] lo stato d’incoscienza, cioè lo stato di sonno, favorisce non solo il predominio del principio di piacere […], ma anche il ritorno di impressioni sensoriali traumatiche, non risolte, che anelano una soluzione (funzione traumatolitica del sogno). 

E’ abbastanza singolare constatare che autori così lontani nel tempo e di cultura e sensibilità diversa convergano su una convinzione fortemente dichiarata: che il sogno ha funzione trasformativa, che produce sviluppi positivi nello psichismo dell’individuo. Pertanto anche quando un paziente ci racconta un incubo o un sogno raccapricciante oppure orrifico, è opportuno saperne individuare gli elementi alfa, per dirla con Bion. 

9) Per lo più, soprattutto quando il sogno non è troppo lungo o intricato e portatore quindi di tanti frammenti originati da varie parti del Sé, lo considero come l’inizio per uscire dal sogno della veglia. Chi sta male è come imprigionato in un sogno da cui non riesce a svegliarsi e lo ripete nella vita quotidiana, a volte per tutta la vita. Facendo il sogno (certi sogni), il sognatore non è più nel sogno, ma si rappresenta la scena dove è attore. Quindi è capace di uscire dal sogno e rappresentarselo. Ossia è capace di nuovo simbolismo, con tutto ciò che tale acquisizione comporta nel processo di cambiamento del paziente. 

10) Ritengo che i sogni in cui compaiono movimento e spazialità siano importanti per segnare i processi evolutivi, legati anche alla corporeità. Nel sogno viene rappresentato uno spazio fisico, ma questo ha una corrispondenza stretta con gli spazi interiori psico-fisici, i quali nella spazializzazione assumono spessore affettivo. Freud (1938, p. 556) sinteticamente afferma: 

 Lo spazio può essere la proiezione dell’estensione dell’apparato psichico. 

Frase senza commento, quindi abbastanza misteriosa. A me sembra di comprenderne il senso, qualora s’intenda che il nostro mondo interno per esprimersi ha bisogno del mondo esterno, di relazionarsi con esso, e che la dimensione spaziale è la conditio sine qua non perché ciò avvenga. Il teatro del sogno è il luogo in cui è ben visibile la proiezione di cui parla Freud, nel senso che nel sogno il contenuto sensoriale, legato al soma, trova realizzazione attraverso soprattutto il movimento che s’inquadra in uno spazio fisico. Il movimento nello spazio accenna a una nuova sensorialità, che è stata messa in forma e ha potuto aprirsi a una rappresentazione, spesso a una nuova rappresentazione 

BIBLIOGRAFIA 

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Fairbairn W. R. D. (1952), Studi psicoanalitici sulla personalità, Bollati Boringhieri, Torino 1970. 

Ferenczi S. (1934), “Riflessioni sul trauma”, Opere vol. IV, Raffaello  Cortina, 2002 

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Ogden Th. H. (2009), Riscoprire la psicoanalisi. Pensare e sognare, imparare e dimenticare, CIS Editore, Milano 2009 

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Rodari G. (2010), Grammatica della fantasia, Einaudi Ragazzi, Torino. 

PAROLE CHIAVE: sogno, creatività, comunicazione, interprete, componenti somato-psichiche, cambiamento, rapporto tra veglia e sonno, movimento, spazialità.

Credits: foto di Alberto Lampignano