DALLO STATUTO

ARTICOLO 3

Profilo teorico

La teoria psicoanalitica, a cui l’Associazione si riferisce, si colloca all’interno della psicoanalisi relazionale. Essa trova già in Ferenczi le prime formulazioni e si va a definire attraverso l’apporto di vari autori che hanno posto la relazione alla base della clinica e della teoresi psicoanalitica. Tra gli autori di riferimento – e vengono citati solo i più significativi: Winnicott, Bion, Spence, S. Mitchell, D. Napolitani, D. Stern, Bromberg – non tutti possono essere definiti comunemente relazionalisti. Ma è proprio lo spessore semantico del concetto di relazione e la sua variegata applicazione nei vari ambiti clinico- operativi che rendono preziose le diverse riflessioni tecniche-teoriche, e non sempre convergenti, degli autori di riferimento.

L’ermeneutica e la narratologia trovano nei concetti di oggetto e di verità il loro contrappunto ossimorico, consapevoli che la contraddizione, come suggerisce la teoria della complessità, sia il terreno germinativo della curiosità, della ricerca e della conoscenza.

Si ritiene che nella clinica, come nella formazione, siano da perseguire il cambiamento del processo relazionale e l’ampliamento della conoscenza di sé nel rapporto con l’ambiente. L’analista e lo psicoterapeuta si collocano quali promotori di nuove dinamiche attraverso l’insight e il coinvolgimento personale, utilizzando il proprio sentire e una disposizione emotiva capace di innescare nuovi affetti, pensieri e stili relazionali.